Un progetto punta a costruire trecento “wine suite” dentro i vigneti italiani entro il 2030: è il primo tentativo serio di industrializzare, su scala nazionale, proprio il problema che i report di queste settimane hanno individuato nell’enoturismo, i pernottamenti
Vinova, nuovo progetto di ospitalità diffusa dedicato al vino, ha debuttato in Piemonte alla cantina Broglia, nel Gavi Docg, con wine suites inserite direttamente tra i filari. L’obiettivo dichiarato è arrivare a trecento suite entro il 2030 presso cantine partner selezionate. È un modello di crescita che affronta di petto il limite più ricorrente nei rapporti sull’enoturismo italiano letti in questa rubrica nelle ultime settimane: la debolezza dei pernottamenti rispetto a degustazioni e visite giornaliere.
Il rapporto Ceseo per Assovini Sicilia, quello nazionale di Roberta Garibaldi con Ascovilo, l’inchiesta di Wine Meridian sulle cantine che ricavano dal 70% al 9% del fatturato dall’accoglienza: tutte queste fonti, raccontate in questa rubrica nelle ultime settimane, convergono su un punto preciso, la visita in cantina italiana resta quasi sempre un’esperienza di poche ore, mentre pernottamenti e pasti pesano molto meno sul fatturato rispetto a degustazioni e vendita diretta. Vinova prova ad attaccare esattamente questo limite, non chiedendo a ogni singola cantina di inventarsi da sola una gestione alberghiera che non è il suo mestiere, ma costruendo un modello di ospitalità replicabile che una rete di aziende partner può adottare senza reinventarlo ogni volta.

È un’idea che, se decollasse davvero come annunciato su trecento strutture entro il 2030, cambierebbe in modo significativo il rapporto tra visita e permanenza in molte zone vinicole italiane, trasformando la classica sosta di un pomeriggio in un soggiorno vero, con tutto quello che ne consegue in termini di spesa media e di relazione costruita con il territorio. Vale però la pena di seguire con attenzione un dettaglio: il progetto parla esplicitamente di cantine partner premium. Se il modello finisse per concentrarsi solo sulle aziende già più strutturate e conosciute, replicherebbe su scala alberghiera la stessa polarizzazione già osservata nel resto del settore, dove a beneficiare delle innovazioni sono quasi sempre le realtà che ne avrebbero meno bisogno, non i piccoli produttori che un flusso di pernottamenti aggiuntivo potrebbe davvero cambiarlo, il bilancio. Ma è anche questione di scelta, capacità d’investimento e strategia dei singoli.
C’è, per chiudere, un parallelo che vale la pena ricordare: mentre Vinova debutta scommettendo sul futuro, la denominazione Garda Doc festeggia in questi giorni trent’anni di attività, essendo passata dall’intuizione iniziale di riunire sotto un unico nome diverse aree vitivinicole attorno al lago fino agli oltre 250 produttori di oggi tra Verona, Brescia e Mantova, con alcune zone trentine che starebbero ora valutando l’adesione. Nessuna delle due storie, la rete di ospitalità che nasce oggi o la denominazione che compie trent’anni, si è costruita in una singola vendemmia. È un promemoria utile in un momento in cui il settore, comprensibilmente, ragiona quasi sempre in termini di emergenza stagionale.
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