Barolo e Brunello di Montalcino, due dei nomi più gelosi della propria identità, hanno scelto di sedersi allo stesso tavolo per confrontare magnum di annate che risalgono agli anni Sessanta

Al Villaggio Narrante di Fontanafredda si è chiusa lunedì la quinta edizione del Serralunga Day, con l’anteprima del Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2023 e una verticale storica che ha messo a confronto, nella stessa serata, venticinque produttori della menzione comunale di Serralunga e diciassette produttori del Brunello di Montalcino.

Ci sono territori del vino italiano che hanno costruito, nel tempo, un prestigio talmente solido da poter permettersi di restare isolati, raccontando la propria storia senza bisogno di confronti esterni. Barolo e Brunello di Montalcino appartengono entrambi a questa categoria, ed è proprio per questo che la scelta di condividere lo stesso evento, la stessa serata, gli stessi bicchieri, merita di essere notata più di quanto normalmente accada per un appuntamento di degustazione. Non è un caso isolato di marketing incrociato: la manifestazione è nata nel 2021 dalla volontà dei produttori della menzione comunale di Serralunga d’Alba, una delle sub-zone più prestigiose all’interno della denominazione Barolo, ed è arrivata quest’anno a costruire un dialogo esplicito con un’altra denominazione simbolo, distante centinaia di chilometri e con una storia produttiva completamente diversa.

Andrea Farinetti ha spiegato la scelta con parole che vale la pena riportare: “Il Serralunga Day è nato per raccontare il valore di una comunità prima ancora che di una denominazione e la stessa visione oggi spinge a guardare oltre, trovando nelle colline di Montalcino uno specchio di eccellenza e dedizione”. È una distinzione che ha un peso specifico non banale in un settore dove, troppo spesso, l’identità di un territorio viene difesa proprio isolandola da qualsiasi confronto, come se il valore di una denominazione dipendesse dalla sua solitudine più che dalla sua qualità intrinseca. Mettere fianco a fianco Barolo e Brunello, invece, significa scommettere sul principio opposto, ovvero che due eccellenze autentiche non si diluiscono a vicenda quando vengono raccontate insieme, semmai si rafforzano.

Il presidente del Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Sergio Germano, ha aggiunto un dettaglio utile sul senso più ampio delle menzioni comunali, che esprimono in modo profondo la territorialità rendendola allo stesso tempo fruibile a un pubblico più ampio, mentre il presidente del Consorzio del Brunello, Giacomo Bartolommei, ha parlato di continuità in un confronto stimolante tra territori. L’intero ricavato della cena, con i grandi formati delle due denominazioni accompagnati dai piatti di alcuni ristoranti locali è stato devoluto in beneficenza, un dettaglio che sposta ulteriormente l’evento dal terreno della promozione commerciale a quello della responsabilità condivisa verso il territorio.

È il tipo di gesto che, per quanto circoscritto a una sola serata, indica una direzione che meriterebbe di diventare più frequente: le grandi denominazioni italiane hanno più da guadagnare parlandosi tra loro che continuando a difendere, ciascuna per conto proprio, un primato che nessuno mette davvero in discussione.

In breve sugli eventi: il 10 e l’11 ottobre torna a Voghera “50 Sfumature di Pinot Noir”, settima edizione tra le sale del Ridotto del Teatro Valentino Garavani e il centro città, con oltre ottanta etichette da tutta Italia e dall’estero. Info su www.50sfumaturedipinotnoir.it.

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