Oltrepò Pavese, la produzione di Pinot nero supera quella di Croatina: un sorpasso di appena 23 ettari ma che segna la fine di un’epoca vitivinicola e l’inizio di una scommessa tutta da vincere
I dati aggiornati del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese confermano che il Pinot nero ha superato la Croatina come vitigno più coltivato dell’Oltrepò Pavese, 2.869 ettari contro 2.846, pari al 24,9% contro il 24,7% della superficie vitata complessiva. Non è cresciuto il Pinot nero, si è ridotta la Croatina: un segnale che il territorio sta scegliendo, ettaro dopo ettaro, la propria identità futura.

Il numero, preso da solo, sembra marginale, appena ventitré ettari di differenza su un totale che supera gli undicimila. Ma il modo in cui questo sorpasso è avvenuto racconta molto più della cifra in sé. Nel 2023 la Croatina, grande uva autoctona lombarda legata da secoli alla tradizione del Bonarda, occupava ancora oltre 3.000 ettari, ben distanziata dal Pinot nero. In due anni ha perso più di 170 ettari, mentre il Pinot nero è cresciuto solo marginalmente. Il sorpasso, insomma, non è il risultato di una corsa all’impianto del vitigno borgognone, è l’effetto di un progressivo abbandono della varietà tradizionale, segno che molti viticoltori oltrepadani stanno scegliendo attivamente di riconvertire i propri terreni verso ciò che il mercato, in questo momento, premia di più: le basi per il Metodo Classico, oggi valorizzate sotto il nome Classese, l’erede della tradizione spumantistica che in Valle Scuropasso affonda le radici a metà Ottocento.
È una transizione che ha una logica commerciale precisa, ma che porta con sé anche un rischio, ben espresso da chi il vino lo studia più che venderlo. L’enologo Donato Lanati, fondatore del centro di ricerca Enosis Meraviglia, ha dedicato di recente un intero incontro all’Enoteca Regionale della Lombardia proprio a questo tema, sostenendo che avere la maggiore superficie non basta a garantire la statura internazionale che l’Oltrepò rincorre da anni. Servono, secondo Lanati, meno compromessi produttivi, rese più basse e soprattutto l’individuazione di quattro o cinque cru riconoscibili, capaci di raccontare le differenze tra le diverse aree del territorio invece di appiattirle in un’unica etichetta generica. Il Pinot nero, lo ha detto lui stesso citando i francesi, resta un enfant terrible, un vitigno che non perdona la mediocrità e che restituisce fedelmente ogni scelta agronomica, buona o cattiva che sia.
Il sorpasso sulla Croatina, allora, non è un traguardo da festeggiare e archiviare ma l’apertura di una fase più delicata di quella appena conclusa: convertire i vigneti è stato, tutto sommato, il passaggio più semplice. Costruire attorno a quei vigneti una reputazione paragonabile a quella della Borgogna o della Champagne, con cui l’Oltrepò condivide il vitigno ma non ancora lo status, richiederà molto più tempo di quanto ne sia servito per cambiare le statistiche del Consorzio. Intanto l’ente consortile ha chiuso ieri sera a Voghera la nuova edizione di Oltrepò Pavese Terra di Pinot nero – Oltregusto, un successo di pubblico e di critica.
In breve sugli eventi: questo weekend, tra Maremma e Chianti, prosegue il calendario di fine estate con la Sagra del Cinghiale a Capalbio, dal 9 al 13 settembre.
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