Oggi una cantina sarda del 1895 passa ai nipoti dopo cinquant’anni, mentre in Sicilia un’azienda dimostra che salire a 600 metri può valere più di qualsiasi taglio di resa: due modi di pensare al lungo periodo, in un settore abituato a ragionare per annata

A Cabras, la storica Cantina Contini, fondata nel 1895, completa oggi il passaggio generazionale: dopo oltre cinquant’anni alla guida, Paolo Contini lascia la conduzione ai nipoti Alessandro, Mauro e Marcello. Nello stesso giorno, la rassegna di settore racconta come Feudo Montoni, in Sicilia, stia trasformando la viticoltura d’altitudine, un tempo considerata marginale, in una risposta concreta al clima che cambia.

C’è un tipo di continuità di cui questa rubrica ha parlato raramente nelle ultime settimane – concentrati come eravamo su giacenze, rese e stoccaggi – ed è quella che passa attraverso le generazioni di una stessa famiglia. A Cabras, in Sardegna, la Cantina Contini segna oggi un passaggio che vale la pena raccontare per quello che è, non un’operazione straordinaria ma il compimento naturale di centotrenta anni di storia: dopo oltre mezzo secolo alla guida dell’azienda, Paolo Contini cede la conduzione ai nipoti Alessandro, Mauro e Marcello, in un equilibrio tra tradizione familiare e apertura ai mercati internazionali che nessun taglio di resa o stoccaggio obbligatorio può replicare a comando.

È un tema che meriterebbe più attenzione istituzionale di quanta ne riceva. Nessun Comitato nazionale studia la successione generazionale con la stessa urgenza con cui si discute di rese o di stime di vendemmia, eppure un passaggio gestito male può chiudere una cantina con la stessa efficacia di un anno di sfuso invenduto, solo più lentamente e con meno titoli di giornale a raccontarlo. Le famiglie che, come i Contini a Cabras, i Gini a Monteforte d’Alpone da quindici generazioni o tante altre realtà storiche italiane, riescono a trasferire non solo la proprietà ma la competenza tecnica e la visione commerciale, rappresentano probabilmente l’infrastruttura più sottovalutata dell’intero settore.

L’altra forma di scommessa a lungo termine raccontata oggi arriva dalla Sicilia, ed è geografica più che familiare: Feudo Montoni dimostra come la viticoltura oltre i seicento metri di altitudine, considerata fino a poco tempo fa poco adatta a produrre vini nello stile internazionale più richiesto dal mercato, stia diventando oggi una delle risposte più concrete alle temperature in crescita. Non è un aggiustamento di calendario come l’anticipo della raccolta, né un intervento sul contratto con il viticoltore come a Cantina Tollo: è una scelta che si misura in decenni, quella di piantare, o ripensare, un vigneto a un’altitudine diversa da quella tradizionale, scommettendo che il clima di domani renderà quella scelta vincente.

Sono due storie che non risolvono nulla delle urgenze di mercato raccontate in queste settimane, ma che ricordano una cosa semplice: un settore che passa il tempo a rincorrere l’annata in corso rischia di dimenticare che le decisioni più solide, in agricoltura come in famiglia, sono quelle che si prendono pensando a chi verrà dopo.

In breve sugli eventi: prosegue fino al 25 ottobre, “Cantine Aperte in Vendemmia” del Movimento Turismo del Vino, in tutta Italia.

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