Il giorno in cui i dazi sul vino dovevano finalmente essere chiari è arrivato, la chiarezza no
Oggi scade il regime tariffario Usa introdotto a febbraio, quello che per mesi ha tenuto il vino europeo a un dazio del 10%. Nello stesso giorno, però, entra in vigore anche una misura del tutto diversa, dal 10 al 12,5% su sessanta Paesi per motivi legati al lavoro forzato: due fronti tariffari paralleli, nello stesso venerdì, e ancora nessuna cifra definitiva per il vino.
Il 24 luglio è arrivato ed è arrivato esattamente come il settore temeva: senza una risposta. Il dazio del 10% introdotto a febbraio con la Section 122 del Trade Act, quello che aveva sostituito le tariffe IEEPA bocciate dalla Corte Suprema – scade oggi per legge – e la normativa non ne consente la proroga oltre i 150 giorni previsti. Il diplomatico Alfredo Conte lo aveva anticipato con una frase che oggi si può finalmente verificare: «Con ogni probabilità dopo il 24 luglio entreranno in vigore misure dello stesso valore». Il condizionale, però, resta tale: a oggi non risulta ancora un provvedimento ufficiale che fissi la nuova aliquota specifica per il vino, e la lista di esenzioni chiesta da Bruxelles a metà luglio, che include vino fermo e spumante insieme a pecorino, olio d’oliva e pasta, attende ancora una risposta da Washington.
A complicare, non a chiarire, la giornata arriva una seconda misura, distinta dalla prima: da oggi gli Stati Uniti applicano nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su oltre sessanta partner commerciali, Unione europea compresa, motivati da presunte carenze nel contrasto al lavoro forzato nelle filiere produttive. È un provvedimento nato per altre ragioni, che si sovrappone per puro accavallamento di calendario alla scadenza già attesa dal comparto vitivinicolo, generando esattamente il tipo di confusione normativa che nessuna cantina può gestire con un piano export solido. Due tariffe diverse, due basi giuridiche diverse, la stessa data di entrata in vigore: chi deve fare i prezzi per il mercato americano nei prossimi mesi oggi non sa, letteralmente, quale numero scrivere.
È la sintesi perfetta di una vicenda che va avanti da febbraio: il settore chiede stabilità, l’amministrazione statunitense fornisce invece un flusso costante di scadenze, deroghe e sovrapposizioni. Nel frattempo l’export italiano verso gli Stati Uniti resta fermo su un calo del 15,4% nel primo quadrimestre, e ogni settimana di incertezza in più è una settimana in cui distributori e importatori americani rimandano gli ordini invece di programmarli, con effetti che si vedranno nelle carte dei vini dei ristoranti Usa ben prima che nei bilanci delle cantine.
In breve sugli eventi: parte oggi anche Calici di Stelle, in tutta Italia fino al 16 agosto: la giornata più incerta sul fronte dei mercati coincide, non a caso, con quella più rassicurante sul fronte del racconto del territorio.
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