Il vino ha inventato il turismo esperienziale rurale in Italia e adesso lo condivide con birra e olio

Secondo l’ultima indagine Coldiretti/Ixè, quasi venti milioni di italiani andranno in vacanza ad agosto, con un interesse crescente per il turismo esperienziale nelle aziende agricole. La novità, quest’anno, è che accanto all’enoturismo vengono citati esplicitamente, e con pari enfasi, il birraturismo e l’oleoturismo: la grammatica che il vino ha impiegato decenni a costruire viene ormai applicata con successo anche altrove.

C’è un dettaglio, in mezzo ai numeri sulle vacanze estive degli italiani, che vale la pena isolare dal resto. L’indagine Coldiretti/Ixè, diffusa in questi giorni per fotografare l’esodo di agosto, non si limita a confermare la crescita dell’enoturismo: colloca esplicitamente, sullo stesso piano, il birraturismo e l’oleoturismo, con degustazioni, corsi, laboratori artigianali e percorsi che permettono di conoscere l’azienda agricola dalla produzione alla tavola. Non è un dettaglio da poco: fino a pochi anni fa questo linguaggio, visita in cantina, racconto del territorio, degustazione guidata, apparteneva quasi esclusivamente al vino. Oggi viene applicato, con lo stesso successo, a un settore che di questo linguaggio era completamente privo.

Il caso più chiaro è quello della birra artigianale: il caldo record ne ha spinto i consumi, e il Consorzio Birra Italiana ha risposto lanciando, il 26 luglio, la prima giornata di “Luppoleti Aperti”, un format costruito quasi identico alle giornate di cantine aperte che il vino organizza da vent’anni, pic-nic tra i filari di luppolo, raccolta dei coni, degustazione sul posto. È la prova che il modello enoturistico funziona così bene da essere ormai replicabile su qualsiasi filiera agricola disposta a raccontare la propria produzione con lo stesso metodo.

Il punto non è che birra e olio stiano sottraendo visitatori al vino: il turismo rurale, nel suo complesso, sta crescendo per tutti, ed è più corretto leggerlo come un mercato che si allarga piuttosto che come una torta che si divide. Il rischio più sottile è un altro: per anni l’enoturismo ha potuto presentarsi come l’unica proposta credibile di questo tipo in Italia, un vantaggio competitivo implicito che oggi non esiste più. Un birrificio che apre i propri luppoleti non porta con sé le giacenze record, il dibattito sui dazi, le cantine in crisi finanziaria di cui questa rubrica ha raccontato nelle scorse settimane: porta soltanto una novità fresca, letteralmente, in un’estate rovente. È più facile vendere la scoperta quando non si deve prima spiegare una crisi.

La vera sfida per l’enoturismo italiano, allora, non è più solo attrarre visitatori: è ricordare perché, tra tutte le esperienze rurali oggi disponibili, quella in cantina resti la più autentica, non semplicemente la prima ad essere stata inventata. La strada? L’enoturismo capace di imporsi con il racconto e di generare valore.

In breve sugli eventi: prosegue in tutta Italia Calici di Stelle fino al 16 agosto; oggi si chiude a Capo d’Orlando “Terra di Vini – Sicilian Wine Expo”, e in Friuli Venezia Giulia proseguono Le Notti del Vino con tappe a San Vito al Tagliamento, San Giovanni al Natisone e Latisana.