Verdicchio dei Castelli di Jesi, l’IMT vara la strategia del riequilibrio

Bernetti: «Scelte di responsabilità a salvaguardia della filiera». Mazzoni: «Promozione unitaria per almeno quattro anni accanto alla gestione prudenziale dell’offerta».

C’è una parola che da qualche mese circola con insistenza nei corridoi dell’Istituto marchigiano di tutela vini ed è «riequilibrio». Non è un termine neutro: è la sintesi di una scelta politica ed economica che il Consorzio ha deciso di assumersi in prima persona, di fronte a giacenze cresciute oltre misura dopo l’abbondante vendemmia 2025. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi, architrave del vino marchigiano con circa 90 mila ettolitri imbottigliati l’anno, cambia passo in vista della prossima raccolta.

L’Assemblea Imt ha deliberato gli strumenti di gestione prudenziale dell’offerta e la richiesta è già partita oggi alla Regione Marche. Due le misure sul tavolo: la proroga della limitazione delle rese a 110 quintali per ettaro, contro i 140 quintali previsti da disciplinare, e il bloccaggio – fino al 30 giugno 2027 e per un massimo di 21 quintali – delle uve prodotte oltre la soglia stabilita. Una manovra chirurgica, pensata per raffreddare un mercato che negli ultimi mesi ha mostrato segnali di squilibrio tra offerta e domanda.

Michele Bernetti, Presidente Imt

«Il quadro del comparto richiede particolare attenzione sia a livello nazionale che regionale – ha dichiarato il presidente Imt, Michele Bernetti –, per questo siamo particolarmente soddisfatti per le scelte di responsabilità operate dall’Assemblea». L’obiettivo, ha proseguito, è duplice: contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025 e, contestualmente, puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia della filiera a tutti i livelli. Bernetti non nasconde però la fiducia di fondo nel prodotto: «Siamo consapevoli di avere un vino contemporaneo, di qualità e in grado di competere sui mercati nazionali e internazionali»; in questo senso, ha aggiunto, il Consorzio guarda con favore al recente ingresso di nuovi operatori sul territorio.

Alberto Mazzoni, Direttore IMT

Sulla stessa linea il direttore Imt, Alberto Mazzoni, che inquadra la questione su un doppio binario. Da un lato i numeri raccontano una tenuta sostanziale della denominazione, con l’imbottigliato che nel primo semestre segna un +2,7% e un calo contenuto nel retail nazionale. Dall’altro resta la necessità di intervenire con decisione: «Il nostro compito sarà orientato su due livelli: il primo su contenimento e riequilibrio, anche con misure di carattere strutturale; il secondo sulla necessità di attivare una campagna di promozione unitaria e continuativa dei vini marchigiani, da sviluppare su un arco temporale non inferiore a quattro anni».

I numeri della denominazione spiegano perché la partita valga la pena di essere giocata con attenzione. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi conta quasi 1.900 ettari rivendicati su un’area che comprende 25 comuni, per oltre 103 mila ettolitri prodotti, imbottigliati per il 90% e pari a 13 milioni di bottiglie, frutto del lavoro di 338 viticoltori e 129 produttori. La quota export si attesta al 51%, concentrata per il 76% sui mercati europei. Cresce in modo significativo lo share nei mercati asiatici – Giappone in testa – che compensa in parte il gap registrato negli Stati Uniti. A valore, i principali sbocchi restano Regno Unito, Paesi Bassi, Usa, Germania e Svezia.

L’Imt ha infine invitato le singole denominazioni consortili a valutare con attenzione, attraverso la convocazione di assemblee separate, le misure da intraprendere per limitare l’attuale livello di giacenze: un segnale che il tema del riequilibrio, per il vino marchigiano, non riguarda soltanto il Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma l’intero sistema delle 16 denominazioni riunite sotto il maxi-Consorzio.