Il vino italiano scommette contemporaneamente sul passato più remoto e sul futuro più artificiale
Sulle Dolomiti si celebra il vino ancestrale fatto con tecniche di duemila anni fa, in Sicilia una cantina lo racconta con un’installazione digitale multisensoriale: la stessa settimana, due scommesse opposte sul modo in cui il pubblico dovrà innamorarsi del territorio.
C’è una domanda che il settore continua a evitare, forse perché non ha ancora deciso la risposta: il racconto del vino italiano guarda avanti o indietro? Sulle Dolomiti del Brenta, il Rifugio Patascoss ospita in questi giorni “Drinks Natural – Ancestrale”, un programma che mette vignaioli, cuochi e artigiani del gusto attorno al vino naturale e alle tecniche di vinificazione più antiche, presentate non come nostalgia ma come vera e propria ricerca. In Sicilia, quasi in contemporanea, Cusumano presenta “The Unseen Terroirs”, un’esperienza immersiva multisensoriale firmata da due studi creativi specializzati in tecnologie digitali, pensata per far vivere in un unico spazio l’eterogeneità dei territori siciliani. Stessa parola, terroir, due strumenti agli antipodi per raccontarla: l’anfora e lo schermo.
Non è una contraddizione da correggere, è probabilmente la fotografia più onesta di un settore che non sa ancora quale linguaggio useranno i prossimi vent’anni di consumatori e nel dubbio li sta testando entrambi. Il rischio, semmai, è che il produttore medio, quello senza budget per un’agenzia creativa né per un evento in rifugio alpino, resti schiacciato tra due estremi che presuppongono comunque un investimento importante in comunicazione: fare il vino, oggi, non basta più, bisogna anche decidere con quale estetica farlo capire.
Sul fronte della formazione degli enoturisti, un segnale più concreto arriva dal Piemonte: Go Wine, che quest’anno festeggia venticinque anni di attività, ha presentato al Castello di Barolo la nuova guida in lingua inglese “Wineries of Italy – Piedmont”, pensata esplicitamente per il pubblico internazionale che visita le Langhe. È un dettaglio che dice più di molte statistiche sull’export: se il mercato americano rallenta, il turista che arriva di persona in cantina resta il canale su cui il settore continua a investire senza esitazioni, perché è l’unico dove la relazione si costruisce prima della vendita, non dopo.
Chiude idealmente la settimana un anniversario che riguarda tutto il sistema agroalimentare italiano, vino compreso: domani Slow Food compie quarant’anni. Il movimento fondato da Carlo Petrini, quello che ha reso “buono, pulito e giusto” un criterio prima ancora che uno slogan, resta il punto di riferimento culturale a cui entrambe le scommesse di questi giorni, l’anfora e lo schermo, devono in fondo ancora qualcosa.
In breve sugli eventi: prosegue Calici di Stelle fino al 16 agosto con il tema “Brinda alla vita”, mentre domani si festeggiano i quarant’anni di Slow Food.
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