Il vino è tra i pochi prodotti che quest’anno non sono aumentat più dell’inflazione. Eppure una famiglia italiana su tre continua a comprarne meno, o di qualità inferiore: se il prezzo non è la causa, il problema è altrove
Un’analisi diffusa da WineNews mostra che, mentre molti beni di consumo hanno registrato rincari superiori al tasso di inflazione, il vino non è tra questi. Nonostante questo, un terzo delle famiglie italiane dichiara di aver ridotto quantità e qualità degli acquisti enologici.

C’è un dato che merita di essere isolato dal resto, perché smentisce con precisione l’ipotesi più comoda con cui si tende a spiegare il calo dei consumi di vino in Italia, quella del prezzo troppo alto. Il vino, secondo l’analisi diffusa in questi giorni, è rimasto tra i pochi prodotti a non aver superato il livello generale dell’inflazione nell’ultimo anno. Se il prezzo fosse davvero la variabile decisiva, ci si aspetterebbe una tenuta dei consumi migliore della media. Invece una famiglia su tre continua a comprare meno vino, o a scegliere etichette più economiche rispetto al passato. È la controprova che il problema non è quanto costa una bottiglia, ma quanto spesso e in quali occasioni gli italiani scelgono ancora di aprirla.
È in questo contesto che si inserisce una mossa aziendale interessante: la Compagnia del Gusto, holding della famiglia Cosulich, ha acquisito Winelivery, piattaforma di consegna a domicilio del vino che nel 2025 ha realizzato circa 4,5 milioni di euro di fatturato. L’operazione porta nel gruppo non solo un nuovo canale diretto verso il consumatore, ma soprattutto dati, tecnologia e competenze digitali, entrando nella sub-holding Compagnia delle Vigne. È una scommessa che ha senso proprio alla luce del dato sui prezzi: se il freno non è economico, allora conviene investire su come e quando si intercetta il cliente, non su quanto scontare la bottiglia.
Sul fronte della produzione, intanto, il settore continua a muoversi con la prudenza osservata in questa fase: il Consorzio del Brunello di Montalcino prevede l’avvio della vendemmia in questi giorni, con almeno una settimana di anticipo sul 2025, vigneti in buono stato fitosanitario e volumi attesi in linea o leggermente inferiori all’anno precedente, nessuna corsa alla quantità. Le Colline del Prosecco, dal canto loro, per voce della presidente Marina Montedoro chiedono una programmazione strutturale che affronti insieme disponibilità idrica e dissesto idrogeologico, segno che la gestione dell’acqua resta una priorità che riguarda ormai quasi ogni territorio vitivinicolo italiano, indipendentemente dalla denominazione.
Il quadro che emerge, mettendo insieme questi elementi, suggerisce che il settore stia iniziando, faticosamente, a cercare le risposte giuste nei posti giusti: non nel prezzo, che già oggi non è il problema, ma nella capacità di raggiungere il consumatore nel momento e nel modo in cui è davvero disposto a scegliere il vino.
In breve sugli eventi: da lunedì 7 a domenica 13 settembre torna a Roma il Vinòforum, con oltre 3.200 etichette in degustazione e 800 cantine da tutte le regioni a Villa Borghese.
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