L’Italia ottiene una protezione internazionale sulla carta migliore di quella che riesce a garantirsi in casa propria
Il 14 luglio l’Italia ha ratificato l’Atto di Ginevra, estendendo con un’unica registrazione la tutela di 892 indicazioni geografiche, vino compreso, a 73 Paesi: un risultato diplomatico solido, ottenuto proprio nella settimana in cui il mercato interno mostra quanto sia più difficile difendere il valore di quei nomi che non registrarli.
Il 14 luglio, a Ginevra, l’Italia ha depositato presso la Wipo la ratifica dell’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona, che estende la protezione internazionale dalle sole denominazioni di origine a tutte le indicazioni geografiche attraverso un’unica registrazione valida in ciascuno dei Paesi aderenti, ora saliti a 73. Per l’Italia, primo Paese al mondo per numero di indicazioni geografiche registrate, 892 per un valore alla produzione di 20,2 miliardi di euro, è un risultato che vale la pena raccontare senza ironia: uno scudo giuridico più semplice contro l’Italian Sounding, senza dover più aprire una causa in ogni singolo Stato. Il provvedimento entrerà in vigore il 14 ottobre.
Resta però un limite che nessun trattato internazionale può correggere da solo, ed è la differenza tra proteggere un nome e proteggerne il valore economico. Lo strumento giuridico blinda l’etichetta, non il prezzo a cui quell’etichetta viene venduta, e questa stessa settimana ha mostrato con chiarezza quanto la seconda partita sia più difficile della prima: si può avere la denominazione più tutelata del mondo e, nello stesso momento, vedere una delle più antiche case vinicole italiane costretta a cedere pezzi del proprio patrimonio per squilibrio finanziario. La proprietà intellettuale non sostituisce una strategia di mercato, la rende solo più difendibile quando esiste già.
Sul fronte più immediato, l’Italia enogastronomica fa i conti oggi con un altro tipo di pressione, meno strutturale ma non meno concreta: il caldo record tiene ancora tante città in condizioni da bollino rosso, mentre gli scioperi del trasporto aereo e locale, da EasyJet ai bus di Genova, Prato, Firenze e Latina, complicano proprio la mobilità di chi in questi giorni dovrebbe muoversi tra ristoranti, cantine e mete di enoturismo. Per la ristorazione all’aperto e per chi lavora sull’accoglienza in vigna è l’ennesima variabile che si aggiunge a una stagione già segnata, come raccontato nei giorni scorsi, da clienti più selettivi e più sensibili al prezzo.
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