Sì, le uve per le basi spumante si vendemmiano prima delle uve rosse. Nessuno ha mai scritto il contrario: il punto era un altro e i dati di questi giorni lo confermano

Alcuni commenti arrivati in questi giorni hanno rimproverato a questa rubrica di aver “scoperto” che le uve per gli spumanti si raccolgono prima di quelle rosse. E’ una prassi stagionale nota a chiunque segua il settore anche solo superficialmente. Il punto che avevamo sollevato era diverso ed è proprio l’attualità di questi giorni a darci ragione.

Va detto con la stessa franchezza con cui scrivo queste pagine ogni giorno: chi legge un blog dedicato al vino, scritto per un pubblico di addetti ai lavori, sa perfettamente che le uve destinate alle basi spumante si raccolgono prima. È una sequenza fisiologica e ridurre l’osservazione a questo sarebbe come commentare un articolo sull’inflazione facendo notare che i prezzi, di solito, salgono. Il tema che avevamo sollevato non era se le uve per le basi spumante si raccogliessero prima delle uve rosse, cosa scontata, ma se quest’anno tutte le zone spumantistiche stessero anticipando la raccolta nella stessa misura estrema. E la risposta, verificata sui dati di questi giorni, è no.

Il caso più chiaro arriva dal Consorzio Alta Langa Docg, che ha comunicato l’avvio della vendemmia 2026 per il 5 agosto con parole che meritano di essere riportate con precisione: l’arrivo del caldo intenso tra fine luglio e inizio agosto potrebbe aver accentuato ulteriormente l’anticipo negli areali a quote più basse della denominazione, mentre nelle aree a quote più elevate l’inizio della raccolta potrà essere posticipato di alcuni giorni, in funzione delle diverse condizioni pedoclimatiche. È il Consorzio stesso, un consorzio serio, non questa rubrica, a certificare che dentro un’unica denominazione spumantistica convivono quest’anno tempi di raccolta molto diversi, altitudine per altitudine.

Anche in Franciacorta il quadro non è uniforme quanto un titolo generico lascerebbe intendere: il presidente di Montina, Michele Bozza, prevede sì una raccolta anticipata, ma segnala anche una riduzione produttiva tra il 10% e il 18%, legata a eventi climatici che hanno colpito in modo diseguale la denominazione, che porterà a situazioni peculiari in campo, di azienda in azienda. Anticipo sì ma non identico ovunque e con un quadro d’insieme molto diverso da caso a caso.

Il punto, insomma, resta esattamente quello sollevato nei giorni scorsi: il 2026 non è l’anno in cui “tutti anticipano allo stesso modo”, basi spumante comprese. È l’anno in cui la capacità di leggere il proprio vigneto, quota per quota, esposizione per esposizione, riserva idrica per riserva idrica, conta più della regola generale. Chi riduce tutto a una sequenza da manuale agrario perde di vista proprio la parte più interessante della stagione. Nelle differenze d’approccio non c’è chi ha ragione e chi ha torto. Ci sono sfumature da cui imparare una cosa: ogni vigneto fa storia a sé e va letto, accompagnato e interpretato.

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