Il dazio non si paga a chi viene a berlo qui

Se la bottiglia non passa la dogana, si porta il compratore alla bottiglia. È, in sostanza, la logica che emerge dalla mossa del Ministero del Turismo in vista di Vinitaly USA, in programma a New York il 26 e 27 ottobre: presentare al mercato americano non solo il vino italiano, ma il viaggio nei luoghi dove il vino nasce. Il comunicato diffuso ieri parla dell’enoturismo come di un comparto da 3,1 miliardi di euro, annuncia un hub editoriale dedicato sul portale dell’Enit, in Italiano e in Inglese, fissando per il 27 ottobre, a mezzogiorno, la conferenza stampa con la direttrice dell’Enit Ivana Jelinic.
Il contesto spiega la scelta meglio di qualunque slogan. Tra aprile 2025 e marzo 2026 l’export di vino italiano verso gli Stati Uniti è sceso del 17% in valore, oltre 340 milioni di euro in meno, da 1,99 a 1,65 miliardi: l’effetto dei dazi americani introdotti nell’aprile dello scorso anno, secondo l’Osservatorio dell’Unione Italiana Vini. I volumi hanno perso il 9%, il dato più basso da dieci anni, e le aziende hanno tagliato i prezzi di circa il 9% per attutire il colpo. È un mercato che resta cruciale, ma che oggi si attraversa con più fatica.
Ed è qui che la strategia ministeriale mostra la sua intelligenza, quasi un aggiramento. Un dazio colpisce la merce che attraversa un confine, non la persona che lo attraversa con il biglietto aereo in tasca. Il turista americano che assaggia un Brunello in cantina, a Montalcino, non paga tariffe doganali: paga un pernottamento, una visita, un pranzo, una cassa da spedire a casa. Il Ministero ricorda che gli Stati Uniti hanno generato 6,6 miliardi di euro di spesa turistica in Italia nel 2025, e che il 98% degli enoturisti americani intende ripetere un’esperienza di visita nei prossimi due o tre anni. Sono numeri di una fedeltà rara, in un settore dove la fedeltà costa cara.
La questione, a questo punto, è se la cantina italiana sia pronta a diventare il punto di vendita di un mercato che il commercio internazionale le rende più difficile. Un’accoglienza pensata per il visitatore della domenica non è la stessa cosa di un’accoglienza progettata per chi attraversa l’Atlantico: servono lingue, orari, pernottamenti, percorsi che durino più di un assaggio. Il vino italiano sta scoprendo che il suo miglior canale di esportazione potrebbe essere, paradossalmente, quello che non esporta niente: il viaggio. Resta da vedere se saprà trasformare la curiosità americana in un’abitudine, prima che sia il prossimo dazio a deciderlo.
In breve, dal calendario del vino
Sabato 10 e domenica 11 ottobre, a Voghera, la settima edizione di “50 Sfumature di Pinot Noir”, con il cuore delle degustazioni nelle Sale del Ridotto del Teatro Valentino Garavani e 99 etichette in assaggio, oltre ad alcuni vini ospiti internazionali. Dal 16 al 19 ottobre, a Sirmione, debutta la prima edizione del Lugana Festival. Dal 17 al 25 ottobre, infine, Milano ospita la nona edizione della Milano Wine Week.
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