A due giorni dalla scadenza dei dazi, l’Europa resta a guardare mentre Trump minaccia sessanta Paesi e il Canada viene già colpito al 50% anche sul vino
Il 24 luglio dovrebbe portare stabilità al regime tariffario Usa-Ue sul vino. Oggi, invece, la Casa Bianca apre un nuovo fronte su sessanta Paesi, con il Canada già colpito da dazi al 50% su una lista che include il vino: l’Europa, per ora, resta alla finestra, e la finestra si affaccia su un baratro che si allarga di ora in ora.
A due giorni dalla scadenza che il settore aspettava come punto fermo, arriva invece un nuovo elemento di instabilità. L’amministrazione statunitense avrebbe nel mirino sessanta Paesi per nuove misure tariffarie, e per il Canada la stretta è già scattata, con un dazio del 50% su una lista di beni che comprende, insieme a mazze da hockey e cemento, anche il vino. L’Unione europea, per ora, osserva senza muoversi, in attesa di capire se la linea sarà la stessa riservata a Ottawa o se il tetto del 10% negoziato per il vino europeo reggerà fino al 24. È esattamente il tipo di incertezza che il settore aveva chiesto di eliminare, e che invece si moltiplica proprio alla vigilia della scadenza.
I numeri, nel frattempo, certificano quanto poco margine ci sia per assorbire un ulteriore colpo. I dati Istat elaborati da WineNews confermano che l’export complessivo di vino italiano è sceso a 640,7 milioni di litri, il 3,7% in meno, con il passivo verso gli Stati Uniti che si è ridotto ma resta profondo, -15,4%. Sono numeri che raccontano un settore già in fase di contrazione strutturale, non uno che può permettersi sorprese dell’ultimo minuto sul fronte tariffario.
Non stupisce, allora, che la crisi più simbolica della settimana si allarghi invece di restringersi: fonti aziendali riferiscono a WineNews che Zonin 1821 avrebbe aperto alla vendita anche delle singole tenute prese singolarmente, compresa quella considerata fino a pochi giorni fa intoccabile, Castello d’Albola nel Chianti Classico. Quando la tenuta più bella del portafoglio smette di essere una linea rossa, significa che la trattativa non riguarda più la ristrutturazione, riguarda la sopravvivenza.
Eppure, sul territorio, c’è chi prova a tenere la barra dritta senza cedere al catastrofismo. Claudio Conterno, storico riferimento di Cia Piemonte per il settore vino, invita le Langhe a non trasformare il rallentamento dei consumi in una crisi irreversibile, chiedendo di intervenire sugli abusi reali della filiera, dal costo delle uve al lavoro agricolo, senza descrivere l’intero comparto come colpevole. È un richiamo utile in una settimana in cui la tentazione di raccontare tutto come collasso è forte: la differenza, come sempre, sta nel distinguere chi specula da chi coltiva.
In breve sugli eventi: manca un giorno al 24 luglio, doppia scadenza tra dazi Usa e apertura di Calici di Stelle.
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