Il vino sotto la lente: 27 notizie di reato, 22.6 milioni di sequestri e un sistema che funziona (quasi) meglio di come si racconta
C’è un paradosso che il Report Attività 2025 dell’Icqrf mette involontariamente in scena, ed è questo: più i controlli aumentano, più le frodi vengono scoperte, più il settore sembra malato. È l’illusione ottica di ogni sistema di vigilanza efficace. La verità è opposta. Un comparto che scopre le proprie irregolarità è un comparto che si difende, non uno che marcisce.
I numeri, presentati oggi a Roma nella Sala Cavour del Masaf, raccontano un’annata di controlli intensificati lungo tutta la filiera agroalimentare italiana. Ma è sul vino che vale la pena fermarsi, perché è qui che la fotografia diventa più nitida e più inquietante insieme.
I numeri del vino
Ventisette notizie di reato nel 2025, 2.461 contestazioni amministrative e un dato che pesa più di tutti gli altri: oltre 22,6 milioni di euro sequestrati, per quasi 5,9 milioni di chilogrammi di prodotto confiscato. Il vitivinicolo si conferma tra i comparti più rilevanti sotto il profilo economico, con irregolarità che riflettono la centralità strategica del settore nel sistema agroalimentare nazionale. Sono stati inoltre superati gli 11mila controlli specifici nel comparto vitivinicolo regolamentato a Indicazione Geografica, su un totale di 6.448 verifiche dedicate al cibo Dop e Igp.
Il quadro generale è quello di un’Icqrf in crescita esponenziale di capacità operativa: 54.913 verifiche complessive lungo la filiera, di cui 44.076 controlli ispettivi (irregolari nel 14,6% dei casi) e 10.837 controlli analitici (7,1% di irregolarità). In totale sono stati controllati 55.314 prodotti e 28.227 operatori, con un tasso di irregolarità che sfiora il 17% su questi ultimi. L’attività di contrasto si è tradotta in 5.559 contestazioni amministrative, 3.411 diffide e 132 notizie di reato trasmesse all’Autorità Giudiziaria, per un totale di 497 sequestri e oltre 47,8 milioni di euro di valore economico confiscato lungo l’intero comparto agroalimentare.
Il contesto: 40 anni di Ispettorato, una doppia ricorrenza
La presentazione del report non è un evento qualunque nel calendario istituzionale. Coincide con una doppia ricorrenza: i quarant’anni dalla fondazione dell’Icqrf (1986-2026) e i cinquant’anni dal riordino della professione degli agronomi e forestali, celebrati insieme al Conaf, il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali. Una sinergia, si legge nelle note ufficiali, pensata per coniugare il rigore scientifico dei controlli pubblici con la competenza specialistica di chi opera sul campo ogni giorno.
Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha rivendicato l’efficacia del sistema, sottolineando come l’Icqrf abbia raggiunto risultati che pochi altri Paesi possono vantare, capaci di individuare concretamente le criticità e, nei casi più gravi, le frodi vere e proprie. Il messaggio, tradotto in termini meno istituzionali, è un avvertimento: chi tenta la scorciatoia della concorrenza sleale oggi rischia di più che in passato, e questo — secondo il ministro — produce un effetto deterrente misurabile.
Dal 2023 i controlli lungo la filiera sono cresciuti del 21%, passando dai 488 di tre anni fa ai 3.536 del 2025: un incremento che racconta, più di ogni dichiarazione, la direzione impressa all’attività ispettiva.
Il vino nel confronto con gli altri comparti
Il vitivinicolo non è solo, nella geografia delle frodi alimentari. Il lattiero-caseario si distingue per la quantità fisica delle merci sequestrate — oltre 8,8 milioni di chilogrammi, il dato più alto tra tutti i settori — con un valore economico dei sequestri comunque significativo, circa 19,7 milioni di euro, nonostante un numero relativamente contenuto di notizie di reato (27, esattamente come nel vino) e di contestazioni (407, molte meno delle 2.461 del comparto enologico).
Il settore degli oli racconta invece una storia diversa: 52 notizie di reato e 961 contestazioni amministrative lo collocano tra i comparti con la maggiore incidenza di illeciti di natura penale, sebbene il valore dei sequestri resti più contenuto, circa 2,2 milioni di euro, per 400.000 chilogrammi di prodotto.
Messi in fila, questi tre comparti disegnano tre modelli di frode differenti: il vino colpisce dove fa più male, sul valore economico; il lattiero-caseario si distingue per i volumi fisici movimentati; l’olio per la frequenza degli illeciti penali. Tre patologie diverse, tre risposte di vigilanza che l’Icqrf sta calibrando comparto per comparto.
Cosa resta, oltre i numeri
Il rischio, leggendo report come questo, è scambiare l’aumento delle contestazioni per un aumento delle frodi. È l’errore interpretativo più comune e più pericoloso, perché porta a due conclusioni opposte a seconda di chi lo commette: gli allarmisti gridano al crollo della qualità Made in Italy, i negazionisti minimizzano bollando tutto come rumore statistico. La realtà, come spesso accade, sta nel mezzo e in un posto scomodo: un sistema di controllo che funziona meglio produce necessariamente più notizie di reato, non perché il settore sia più corrotto, ma perché lo sguardo è più attento.
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