L’autunno è la stagione più bella del vino e l’Italia la usa meno della Francia

Sabato 7 e domenica 8 novembre, in Friuli-Venezia Giulia, cinquanta aziende aprono le cantine con degustazioni e laboratori sensoriali. Mercoledì 11 è San Martino, la data in cui per tradizione si assaggia il vino nuovo. Fino al 15 novembre il Movimento Turismo del Vino organizza «Cantine Aperte a San Martino», in sette regioni, con un tema che sembra un manifesto: il tempo, dalla trasformazione del mosto in vino fino all’affinamento. In Umbria, per fare un esempio, si va da Montefalco a Orvieto tra visite, castagne, olio novello e pranzi di San Martino. Il programma è fitto, l’offerta c’è. Resta da capire se ci sia anche la domanda.
Un articolo di ViVi Green, che cita un rapporto presentato a FINE Italy da Roberta Garibaldi, presidente dell’Aite, fotografa un divario. In autunno l’Italia perderebbe dieci punti percentuali di presenze rispetto ai mesi estivi. In Francia, al contrario, settembre e ottobre sono la stagione di punta, costruita sulla vendemmia e sul fogliame. Le cantine francesi lavorano con partner istituzionali nel 78% dei casi e con partner specializzati nel 72%. In Italia la percentuale indicata è il 25%. Il pezzo non spiega come sia calcolato il dieci per cento, e va letto di conseguenza. Ma la tesi dell’autore è chiara: il problema non è la bellezza del paesaggio, è la governance, il coordinamento e la prenotazione online in tempo reale.
Gli operatori, nel complesso, sono più ottimisti di quanto il quadro lasci pensare. Un’indagine di DNA Tasting diffusa il 4 agosto dava un’estate a due velocità: il 40% in linea con il 2025, il 40% in calo, il 20% in crescita. Per l’autunno, il 52% degli operatori prevede prospettive positive e l’8% molto positive, mentre il 40% si aspetta stabilità. La domanda, spiegava Bianchini, «non scompare, ma diventa più selettiva», e premia le cantine con esperienze curate, prenotazioni efficienti e un seguito dopo la visita. Il campione dell’indagine non è indicato. L’Indagine Nazionale 2025-2026 del Movimento Turismo del Vino con LUMSA, presentata a Vinitaly, rileva invece che quasi il 60% delle cantine associate ha visto aumentare i visitatori e che per circa il 30% gli stranieri superano la metà delle presenze.
Quel che resta costante, nei numeri, è la persona. Secondo l’Osservatorio Enoturismo 2025 di Wine Suite, su oltre 1.200 cantine in nove Paesi, il 68,7% delle prenotazioni avviene online e oltre il 36% di queste arriva in orario serale o notturno. E il 68% degli enoturisti italiani indica l’accoglienza e la professionalità del personale come il motivo principale per tornare in una cantina. Sono dati del 2025, non di questa stagione, ma è lo stesso tema che emerge in sala, nei ristoranti: il vino lo vende chi lo racconta.
La notizia, quindi, non è che a novembre si apra una cantina. È che l’autunno, la stagione in cui il vino è nuovo, la vigna cambia colore e il frantoio profuma di olio, resta per il turismo italiano un mese da riempire. Il programma di San Martino dimostra che l’offerta sa muoversi. Che il visitatore la trovi, la prenoti di sera dal telefono e ci torni è un’altra partita, e non si gioca nelle cantine.
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