Il vino italiano si è dato dieci anni per cambiare e ha cominciato dall’autocritica

Venerdì scorso, a Pollenzo, nell’Università di Scienze Gastronomiche, la Cia Agricoltori Italiani di Piemonte e Valle d’Aosta ha convocato gli Stati Generali del Vino. L’obiettivo dichiarato era riprogrammare il settore con una visione di almeno dieci anni, mettendo intorno a un tavolo istituzioni, ricerca, organizzazioni e produttori. Il Piemonte è la seconda regione italiana per valore delle Indicazioni Geografiche, circa 1,8 miliardi di euro, e il presidente regionale della Cia, Gabriele Carenini, ha descritto una fase complessa tra calo dei consumi, cambiamento climatico e tensioni geopolitiche.

Il quadro più netto l’ha dato Tiziana Sarnari, dell’Ismea. L’Italia guida la produzione e l’export in volume, ha detto, ma i consumi globali si stanno contraendo. Crescono i bianchi, gli spumanti e i vini a indicazione geografica. È il paradosso che si trascina da settimane: il primo produttore del mondo in una fase in cui il mondo beve meno, con le cantine piene e le uve che costano meno.

Le risposte, a leggerle, sono di due tipi. Una guarda al prodotto: Michele Fino, dell’Università di Pollenzo, ha illustrato le Tecniche di Evoluzione Assistita e le sperimentazioni piemontesi su vini dealcolati e a bassa gradazione, proponendo un consumo più consapevole. Un’altra guarda al mercato: Francesco Monchiero, di Piemonte Land, ha segnalato le difficoltà dell’Asti all’estero e il calo del consumo quotidiano, e ha indicato come nuovi mercati Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine. Domenico Mastrogiovanni, della Cia, ha chiesto «innovazione, non una rivoluzione», citando il Pacchetto Vino e l’enoturismo. Paolo Balocco, per la Regione Piemonte, ha annunciato un Osservatorio regionale sulla viticoltura, con dati e modelli previsionali per le imprese. Il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, ha chiesto di difendere le risorse dell’Ocm Vino e di migliorare la comunicazione sul vino.

La frase che pesa di più, però, è venuta da chi organizza. Claudio Conterno, della Cia Piemonte, ha invitato a un’autocritica, citando la burocrazia, le rigidità normative e il ruolo delle cantine sociali. In un convegno di categoria è un passaggio non scontato, perché l’autocritica costa più delle richieste a Roma e a Bruxelles. Resta da vedere che cosa ne uscirà. È un convegno, non una decisione, e nell’articolo che racconta l’incontro non si parla di un documento finale né di una data di verifica. Per ora il vino si è dato dieci anni di orizzonte, e un primo esame di coscienza.

In breve, dal calendario del vino e della tavola

Dal 6 al 10 novembre, a Merano, il Merano WineFestival, con tre consorzi campani nel progetto Campania.Wine. Dal 19 al 23 novembre, a Montalcino, la 35ª edizione di Benvenuto Brunello. Fino al 6 dicembre, ad Alba, la 96ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco.

Dal 45° — ogni giorno il vino italiano letto senza sconti: mercati, territorio, tavola.