L’olio italiano è poco e costa la metà: la scarsità, ancora una volta, non fa prezzo

Dovrebbe essere un’annata da rialzo. La produzione 2026/27 è attesa in calo di circa il 20% rispetto alle 325mila tonnellate della campagna precedente, secondo Federolio, con punte molto più nette in Puglia: meno 40% nel Foggiano e nel Tarantino, meno 30% sul Gargano, oltre meno 40% nel Brindisino, mentre il Salento leccese segnerebbe un più 60%, stime di Coldiretti Puglia di metà settembre. Eppure a Bari, secondo i dati Ismea riportati dal Post, l’extravergine a ottobre vale circa 4,3 euro al chilo, contro i circa 9 del 2025. Meno della metà, all’inizio di una campagna scarsa.

La spiegazione è nei magazzini. Il rapporto Frantoio Italia dell’Icqrf fotografa le giacenze al 30 settembre: 195mila tonnellate di olio, il 46,7% in più di un anno fa. Di queste 150mila sono extravergine, più 66,9%, e 82mila sono extravergine italiano, più 170,5%. Puglia, Toscana e Calabria ne custodiscono il 61,3%. Sul mercato pesa anche l’olio straniero, che a inizio settembre veniva quotato attorno a 3,6-3,9 euro al chilo in Spagna, Grecia e Tunisia. È la stessa fotografia del vino, con i magazzini che contano più dei campi.

Gli olivicoltori non l’hanno presa bene. Il 5 ottobre circa trecento agricoltori hanno bloccato lo svincolo della provinciale tra Bitonto e Palombaio, nel Barese, e a Bari ci sono state manifestazioni di Orgoglio Olivicolo e di Coldiretti con migliaia di persone. Le richieste sono quelle di sempre in una crisi di prezzo: lo stato di crisi, che Puglia e Calabria chiedono da mesi e che le altre Regioni hanno sostenuto, un fondo straordinario e l’ammasso privato. La Regione Puglia ha messo a disposizione 30 milioni di euro per i costi di produzione. Il presidente di Federolio, Tullio Forcella, l’ha definita una «campagna di scarica».

Il nodo, però, non è solo il prezzo all’origine: è anche se l’origine dell’olio si veda sullo scaffale. Il 20 ottobre, al tavolo del Mimit, le catene della grande distribuzione, secondo il movimento Orgoglio Olivicolo, hanno mostrato una chiusura preventiva alle iniziative per rendere riconoscibile l’olio italiano, e il confronto è finito in stallo. L’articolo non riporta la versione delle catene. Il 24 ottobre, intanto, la Commissione politiche agricole ha dato il via libera definitivo al Dao, il Documento di accompagnamento olivicolo, che dà tracciabilità in tempo reale a produzione, trasporto e confezionamento e, novità, estende l’obbligo agli oli di oliva stranieri, comunitari ed extra-Ue. Sono esclusi i produttori che portano le olive a un frantoio entro 40 chilometri dai propri uliveti, e i piccoli olivicoltori. La Cia lo giudica «un primo passo positivo» e chiede subito un tavolo permanente con la Gdo.

Resta una distanza che i dati citati non misurano: quella tra i 4,3 euro al chilo pagati al produttore e il prezzo che il consumatore trova sul banco. I numeri di questi giorni riguardano l’inizio della filiera. Il Dao renderà più leggibile il percorso dell’olio, ma non stabilisce un prezzo. E nelle fonti che ho letto uno stato di crisi non risulta ancora dichiarato.

Dal 45° — ogni giorno il vino italiano letto senza sconti: mercati, territorio, tavola.