Quest’anno l’Italia ha meno uva e più vino. Il problema non è mai stato la vendemmia

Il rapporto Cantina Italia, che il Ministero dell’Agricoltura redige con i dati dell’ICQRF, fotografa le giacenze al 30 settembre: 41 milioni di ettolitri di vino finito, il 14,2% in più rispetto a un anno fa, oltre cinque milioni di ettolitri in aggiunta. Con i mosti e il vino ancora in fermentazione il totale sale a circa 62,7 milioni. Nelle stesse settimane la vendemmia 2026 è stimata a 41,1 milioni di ettolitri, contro i 44,4 dell’anno scorso. Messa così, la cantina italiana custodisce in bottiglia e in vasca, già pronto, l’equivalente di un’intera raccolta.

I dettagli rendono il quadro meno rassicurante. I mosti sono 12,8 milioni di ettolitri, il 50,5% in più su base annua. Il vino in fermentazione è passato da 4,6 a 8,9 milioni, quasi il doppio. Dal 31 luglio le giacenze di vino finito sono scese del 3,5%, circa un milione e mezzo di ettolitri: il mercato svuota, ma a un ritmo che non basta a pareggiare quello che entra. Il rapporto, va detto, si limita ai registri di circa 23.600 operatori e non offre previsioni su quando questo vino verrà assorbito.

La geografia sorprende meno del contenuto. Il Nord detiene il 57,7% del vino finito, il Veneto da solo il 24,9%, con Treviso all’11,2% e Verona all’8,5% del totale nazionale. Il 56,8% delle giacenze è Dop, un altro 25,3% Igp: non è un problema di vino indifferenziato che nessuno vuole, è un problema di vino a denominazione, con le sue regole, i suoi costi e le sue aspettative di prezzo. E le prime venti indicazioni geografiche, su 523, concentrano il 58,3% delle scorte a indicazione. Una crisi che passa dai nomi più forti è più difficile da liquidare con un taglio dei vigneti marginali.

Qualcuno, per ora, si sta muovendo sull’offerta. In Sicilia, per esempio, i decreti di luglio e agosto hanno bloccato una parte della produzione di Grillo e Nero d’Avola per la campagna 2026-2027. Ma tagliare l’uva è la parte semplice. Quella difficile si discute oggi a Milano, dove alle 11, al Marriott, la Milano Wine Week mette in programma un convegno sull’evoluzione della categoria vino e sui nuovi comportamenti d’acquisto. QuiFinanza, commentando gli stessi dati, parla di «campanello d’allarme» ma avverte che le scorte da sole non provano un eccesso strutturale di offerta: contano anche vendite, export e prezzi. È l’unica lettura onesta. Una vendemmia piccola non è né una buona né una cattiva notizia: è meno uva in un sistema che non ha ancora capito dove mettere il vino già prodotto.

In breve, dal calendario del vino e della tavola

Oggi, giovedì 22 ottobre, a Milano, la Milano Wine Week con il convegno delle 11 al Marriott e, nel tardo pomeriggio, lo showcase «Carrefour & Friends». Venerdì 23, sempre al Marriott, «La Toscana nel calice» con i 24 Consorzi toscani, il cui ricavato va alla Fondazione Radioterapia Oncologica. Domenica 25 la Milano Wine Week chiude la nona edizione. Il 26 e 27 ottobre, a New York, Vinitaly USA. Fino al 6 dicembre, ad Alba, la 96ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco.

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