Il rosso perde terreno e lo sta cedendo proprio nella terra dei rossi per eccellenza

C’è un paradosso che la Maremma, terra di Morellino e Sangiovese robusti, racconta meglio di qualsiasi report nazionale: il territorio che per decenni ha costruito la propria identità sui rossi strutturati sta investendo, oggi, sul Vermentino e sul Ciliegiolo. Le ultime annate mostrano una presenza crescente di bianchi e rosati nelle degustazioni del Consorzio, con il Vermentino diventato, dal 2023, anche una menzione Superiore che permette affinamenti più lunghi e sperimentazioni che un tempo erano riservate ai rossi importanti. Non è un ripiego di marketing. È la stessa terra che accetta di ridefinire cosa significhi, oggi, rappresentare al meglio il proprio territorio.

Il segnale dalla Maremma non è isolato, è la punta toscana di un movimento che la ristorazione italiana sta già seguendo da mesi su scala nazionale. Chi gestisce le carte dei vini nei ristoranti racconta la stessa svolta con parole quasi identiche: i consumatori sono più informati e selettivi, premiano vini verticali, con acidità marcata e meno legno, più gastronomici rispetto ai rossi strutturati che un tempo dominavano ogni lista. Sicilia, Marche e Campania crescono, i bianchi meridionali come Falanghina, Greco e Fiano recuperano un prestigio perso per anni, e il rosato non è più un fenomeno stagionale ma una presenza stabile tutto l’anno. Nel frattempo, grandi rossi del Sud come l’Aglianico del Vulture o il Taurasi faticano, descritti da chi li vende come “stilisticamente più tradizionali e desueti”, anche nella propria regione.

È importante leggere bene dove passa davvero la linea di frattura, perché non è tra rosso e bianco in senso stretto, ma tra uno stile di vino e un altro. La vera difficoltà, lo segnalano gli stessi operatori, riguarda soprattutto i rossi impegnativi sopra i trenta euro all’ingrosso, non i grandi nomi da investimento, che restano un mercato a parte. Il problema non è il colore nel bicchiere. È un intero modo di fare vino, pensato per l’invecchiamento e per l’occasione speciale, che fatica a trovare posto in una tavola quotidiana che chiede più leggerezza e più versatilità gastronomica.

Per un territorio come la Maremma, che ha costruito reputazione e prezzo sui rossi per una generazione, scommettere pubblicamente sul Vermentino non è una resa. È, probabilmente, la lettura più lucida di dove sta andando il gusto italiano: non verso l’abbandono del rosso, ma verso una domanda di vini più trasparenti, più capaci di raccontare il territorio senza doverlo fare a voce alta.

Dal 45° — ogni giorno il vino italiano letto senza sconti: mercati, territorio, tavola.