Oggi a Roma sfilano insieme oltre settanta vitigni autoctoni italiani, molti recuperati dall’oblio da piccoli produttori: succede proprio nella settimana in cui i dati internazionali dicono che il vino arretra e altre bevande avanzano

Al Grand Hotel Palatino di Roma si apre oggi “Buono… Non lo conoscevo! – Autoctono si nasce”, organizzato da Go Wine, primo appuntamento del tour 2026 dedicato ai vitigni autoctoni italiani. Protagonista una Enoteca degli Autoctoni con oltre settanta varietà, tra nomi noti e altri più rari, coltivati in territori circoscritti o riportati in vita grazie al lavoro di piccoli produttori.

C’è un contrasto che vale la pena osservare tra quello che succede oggi in un salone romano e quello che dicono, nella stessa settimana, i grandi numeri del mercato internazionale delle bevande. Una ricerca IWSR segnala che nel 2025 i volumi di RTD e spirits sono cresciuti dell’1%, con una crescita media attesa del 2% l’anno fino al 2035, mentre il vino, su scala globale, arretra. È il tipo di dato che spinge naturalmente verso una conclusione difensiva: inseguire le categorie che crescono, semplificare l’offerta, puntare su ciò che il mercato internazionale premia in questo momento. Roma, oggi, fa l’esatto contrario, mettendo in fila decine di vitigni che il mercato di massa non conosce nemmeno di nome.

È una scommessa che ha un senso preciso e la stessa ricerca IWSR lo suggerisce senza volerlo: nota infatti che, mentre le categorie globali cambiano, i prodotti locali continuano a dominare i consumi nei contesti in cui restano davvero radicati. Un vitigno autoctono recuperato da un piccolo produttore non compete con uno spirit pronto da bere sulla base del prezzo o della comodità, compete offrendo qualcosa che nessuna categoria globale può replicare, un legame diretto e verificabile con un pezzo specifico di territorio italiano. È una forma di valore che si costruisce più lentamente di una campagna promozionale, ma che risulta anche più difficile da erodere.

Non è però una scommessa a costo zero, ed è giusto dirlo senza retorica. Gli ultimi dati Eurostat relativi al secondo trimestre 2026 mostrano i costi dell’energia saliti del 22% e quelli dei fertilizzanti in aumento, mentre i prezzi di latte e cereali sono scesi in modo netto. Per un piccolo produttore che lavora poche migliaia di bottiglie di un vitigno quasi dimenticato, spesso senza il potere contrattuale delle grandi cooperative, questo squilibrio pesa più che altrove: recuperare un’uva rara oggi non è solo un gesto di fedeltà alla tradizione, è una scelta economica coraggiosa in un contesto di costi che non perdona.

Un evento come quello di oggi funziona allora anche come inventario, una fotografia di quanto patrimonio l’Italia del vino custodisca ancora oltre la manciata di nomi che dominano l’export e la grande distribuzione. Ed è proprio quel patrimonio, secondo gli stessi dati che raccontano un mercato globale in trasformazione, a restare uno degli asset più difficili da copiare.

In breve sugli eventi: Il 10 e l’11 ottobre torna a Voghera “50 Sfumature di Pinot Noir”, con oltre ottanta etichette da tutta Italia e dall’estero. Info su www.50sfumaturedipinotnoir.it.

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