Zonin 1821, la crisi entra nel vivo: cinque tenute sul mercato, tra cui l’Oltrepò Pavese
Prosegue il percorso di risanamento finanziario di Zonin 1821, la storica azienda vitivinicola di Gambellara, in provincia di Vicenza, impegnata da fine aprile in una procedura di Composizione negoziata della crisi (Cnc) presso il Tribunale di Venezia. Alla base dell’iniziativa, uno squilibrio finanziario emerso dopo la chiusura dell’esercizio 2024, che ha spinto il gruppo a intraprendere un percorso di ristrutturazione sotto la supervisione di un esperto nominato dal Tribunale.
Le tenute sul tavolo
Secondo indiscrezioni finanziarie, il consiglio di amministrazione e l’esperto incaricato avrebbero ricevuto una manifestazione di interesse — non l’unica, a quanto pare — per alcune delle tenute più significative del portafoglio Zonin, distribuite nei territori a più alta vocazione enologica del Paese. Nel mirino ci sarebbero il Feudo Principi di Butera in Sicilia, la Masseria Altemura in Puglia, Ca’ Bolani in Friuli Venezia Giulia, Castello del Poggio in Piemonte e, non ultima per interesse locale, la tenuta Il Bosco nell’Oltrepò Pavese. Nella proposta figurerebbe anche il quartier generale storico di Gambellara, sui colli vicentini, sede che l’azienda aveva però inizialmente escluso dal perimetro della procedura.
A muoversi sarebbe una cordata di investitori a composizione internazionale. Restano fuori dal pacchetto due asset di peso: il Castello d’Albola, nel cuore del Chianti Classico — stimato attorno ai 50 milioni di euro e potenzialmente oggetto di una trattativa separata — e i 90 ettari del vigneto di Barboursville, in Virginia, già ceduti dall’azienda a inizio anno.
La posizione dell’azienda
Di fronte alle voci circolate sulla stampa finanziaria, Zonin 1821 — partecipata da 21 Invest, la società guidata da Alessandro Benetton — ha diffuso una nota in cui conferma di proseguire con fiducia nel percorso di composizione negoziata, richiamando le interlocuzioni in corso con investitori potenzialmente interessati all’acquisizione delle sole tenute. Famiglia, soci e management ribadiscono l’impegno a valutare ogni opzione utile a garantire la continuità dell’azienda, in linea con quanto previsto sin dall’avvio della procedura. Nelle prossime settimane è atteso un nuovo passaggio davanti al Tribunale per la conferma delle misure protettive a tutela dell’impresa.
I numeri della crisi
Dietro la vicenda ci sono fattori strutturali che pesano sull’intero comparto: le difficoltà crescenti sul mercato statunitense — cruciale per Zonin, che vi opera in particolare con il marchio Castello del Poggio — e il calo generalizzato dei consumi di vino su scala internazionale, a cui si somma il livello di indebitamento accumulato negli anni. I dati dell’esercizio 2025 fotografano un fatturato in flessione del 10,2%, fermo a 188 milioni di euro, di cui l’83% generato dalle esportazioni.
Uno sguardo dall’Oltrepò
Per il territorio pavese la notizia ha un rilievo particolare: la tenuta Il Bosco rappresenta uno dei presìdi di un grande gruppo nazionale in Oltrepò, e il suo eventuale passaggio di proprietà si inserisce in un momento in cui l’intera denominazione sta cercando nuovi equilibri tra tradizione, mercato e visibilità internazionale. Un dossier da seguire con attenzione nelle prossime settimane, mentre il Tribunale di Venezia si prepara a un nuovo passaggio decisivo per il futuro del gruppo vicentino.
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