Nel primo semestre l’Italia ha esportato meno vino, a un prezzo medio più basso. Ma dentro questo dato negativo, gli spumanti raccontano una storia quasi opposta

Nei primi sei mesi del 2026 l’Italia ha esportato vino per circa 3,6 miliardi di euro, in calo del 6,2% a valore e del 4% a volume, per complessivi 989,6 milioni di litri. Il prezzo medio è sceso del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. All’interno di questo quadro complessivamente negativo, gli spumanti restano il comparto più solido: quasi un miliardo di euro di export, in crescita dello 0,4% a valore, con il Prosecco Dop che da solo vale l’82% delle bollicine esportate.

C’è un dettaglio, in questi numeri, più preoccupante della semplice contrazione dei volumi, ed è il prezzo medio in calo. Vendere meno bottiglie è un problema di domanda. Vendere ogni bottiglia a un prezzo più basso di un anno fa, mentre i volumi già arretrano, è un problema di posizionamento, il segnale che l’Italia sta perdendo terreno non solo in quantità ma anche nella capacità di difendere il valore di ciò che riesce ancora a vendere all’estero. Sono due erosioni che si sommano, non due facce dello stesso fenomeno.

Dentro questo quadro, il comparto degli spumanti offre un contrappunto che merita attenzione. Le bollicine italiane hanno superato il miliardo di euro di export nel semestre, con una variazione positiva dello 0,4% a valore e volumi sostanzialmente stabili, 252,2 milioni di litri, in calo di appena lo 0,7%. Il Prosecco Dop, che da solo rappresenta circa l’82% dell’intero export spumantistico italiano con 825,4 milioni di euro, perde solo l’1,3% a valore e lo 0,3% a volume, una performance nettamente migliore rispetto alla media del vino italiano nel suo complesso, nonostante le difficoltà interne di giacenze raccontate più volte in questi mesi.

Anche la geografia dell’export conferma quanto la diversificazione dei mercati, più volte invocata come necessità strategica, sia già in atto nei numeri: negli Stati Uniti le esportazioni di Prosecco Dop valgono ancora 236,9 milioni di euro, ma calano del 7,2%, riflesso diretto dell’incertezza tariffaria che ha accompagnato buona parte di quest’anno, mentre la Germania mostra un andamento positivo, confermandosi mercato di compensazione proprio nel momento in cui quello statunitense rallenta.

La sintesi più utile di questo report, più dei singoli numeri, riguarda cosa il mercato sta effettivamente premiando in questa fase: sempre meno la semplice capacità produttiva, sempre più il posizionamento, la marca, la distribuzione, l’esperienza e la capacità di intercettare nuove occasioni di consumo. È la stessa logica che spiega perché il Prosecco, pur dentro una crisi di giacenze molto reale, continui a difendersi meglio di quasi tutto il resto dell’export italiano: ha costruito, negli anni, esattamente quel tipo di posizionamento riconoscibile che oggi fa la differenza tra chi tiene e chi arretra.

In breve sugli eventi: prosegue fino al 27 settembre a Torino Terra Madre Salone del Gusto; dal 25 al 27 settembre il TrentoDOC Festival porta 160 appuntamenti tra Trento e le cantine del territorio. Il 10 e l’11 ottobre torna a Voghera “50 Sfumature di Pinot Noir”. Info su www.50sfumaturedipinotnoir.it.

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