Oggi a Torino si apre la prima edizione di Terra Madre Salone del Gusto senza Carlo Petrini: quarant’anni dopo aver fondato Slow Food, il movimento che lo ha reso celebre nel mondo si presenta per la prima volta senza il suo fondatore

Da oggi al 27 settembre, il centro di Torino ospita Terra Madre Salone del Gusto, con il tema “Biodiversity – Be Diversity” e oltre seicento produttori italiani e internazionali, tra Presìdi, Laboratori del Gusto e appuntamenti diffusi tra piazze e musei cittadini. È la prima edizione della manifestazione dopo la scomparsa, lo scorso 21 maggio, di Carlo Petrini, che aveva fondato Slow Food nel 1986 e ne era rimasto la voce pubblica più riconoscibile fino all’ultimo.

C’è un modo per raccontare questa edizione come una semplice ricorrenza, i quarant’anni di un’associazione che ha cambiato il modo in cui l’Italia parla di cibo. E c’è un modo più onesto, che tiene conto di quanto sia diverso festeggiare un anniversario quando chi lo ha reso possibile non può più essere presente a raccontarlo di persona. Carlo Petrini aveva fondato, partendo da un piccolo gruppo riunito a Bra sotto il nome Arcigola, un’infrastruttura culturale che oggi comprende Slow Food, la rete internazionale di Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, costruendo nel tempo l’idea che il cibo non fosse mai soltanto nutrimento, ma politica, paesaggio, economia e giustizia sociale insieme. La sua frase più citata, chi semina utopia raccoglie realtà, sintetizza bene un percorso che ha trasformato intuizioni giudicate ingenue negli anni Ottanta in istituzioni solide quarant’anni dopo.

Per il mondo del vino italiano, l’eredità di quel lavoro è più diretta di quanto si tenda a riconoscere. È stato proprio l’ecosistema culturale costruito attorno a Slow Food, dalla guida Slow Wine alla difesa della biodiversità in vigna, a legittimare per primo l’idea che un piccolo produttore artigianale potesse avere pari dignità rispetto a un’etichetta blasonata, prima ancora che il mercato lo riconoscesse come valore commerciale. Il tema scelto per questa edizione, “Biodiversity – Be Diversity”, assume oggi un significato che va oltre lo slogan: non è più solo un principio da rivendicare, è un’eredità che l’organizzazione deve dimostrare di saper portare avanti da sola, senza la guida diretta di chi l’aveva immaginata.

È il vero banco di prova di questi quattro giorni torinesi, più della semplice affluenza di pubblico o del numero di produttori coinvolti: verificare se un movimento costruito attorno a una visione personale così forte sia riuscito, nel tempo, a diventare qualcosa di più grande del suo fondatore, capace di continuare a orientare il modo in cui l’Italia, e il suo vino, raccontano il proprio territorio anche quando la voce che per primo lo ha insegnato non c’è più a ripeterlo.

In breve sugli eventi: Il 10 e l’11 ottobre torna a Voghera “50 Sfumature di Pinot Noir”, con oltre ottanta etichette da tutta Italia e dall’estero. Info su www.50sfumaturedipinotnoir.it.

Dal 45° — ogni giorno il vino italiano letto senza sconti: mercati, territorio, tavola.