Il paradosso del clima impazzito: agrumi bruciati e reti antigrandine che cedono
L’estate agricola italiana è disastrosa: mai come oggi i produttori hanno investito in difesa attiva, eppure mai come oggi quella difesa si è rivelata insufficiente. Il mercato ortofrutticolo nazionale si trova a fare i conti con un’estate segnata da eventi meteorologici estremi, mentre una nuova ondata di calore è già arrivata. Non è più questione di singoli fenomeni isolati, ma di intensità complessiva: gli impianti che fino a pochi anni fa garantivano una protezione adeguata oggi non reggono più il peso delle grandinate né la forza dei venti generati dai downburst, sempre più frequenti sul territorio nazionale.
Prezzi differenziati, un quadro che si aggrava
Una prima rilevazione aveva già segnalato un andamento a due velocità: rialzi limitati ai comparti in carenza di prodotto, ribassi diffusi legati all’abbondanza dell’offerta stagionale. Da allora, nuove segnalazioni dai territori hanno peggiorato ulteriormente il quadro. Il clima produce effetti difficili da stimare sui listini: le albicocche segnano un lieve aumento delle quotazioni, mentre angurie e meloni sono in calo. Tra gli ortaggi, i fagiolini restano l’unico prodotto in controtendenza rialzista, a fronte del ribasso di cavolfiori, pomodori rossi e zucchine.

Calabria, gli agrumi bruciano ancora sulla pianta
È la Calabria a restituire il quadro più allarmante. Le verifiche condotte sul territorio parlano di frutti letteralmente compromessi dalle alte temperature mentre erano ancora attaccati alla pianta, con perdite stimate tra il 30 e il 40 per cento rispetto a una produzione, quella dello scorso anno, già su livelli scarsi. Un danno che si somma a una sofferenza strutturale del comparto agrumicolo, non a una difficoltà congiunturale.
Il paradosso, in questo caso, si consuma nell’arco di sei mesi soltanto: un inverno eccessivamente piovoso aveva già colpito semina e trapianti, e oggi la stessa terra si ritrova a bruciare sotto il sole.
Ferrarese, quando la grandine apre le reti
Nel Nord Est la fotografia non è meno critica. Un violento episodio di grandine ha raso al suolo ettari di frutteto nel Ferrarese e in alcuni areali le coltivazioni di mais, soia, girasole e meloni sono state spazzate via. I periti assicurativi sono al lavoro nelle aziende colpite, con sopralluoghi che proseguiranno per tutto il mese di agosto.
Il caso più grave riguarda la frutta protetta da reti antigrandine, spesso non coperte da assicurazione: il peso eccezionale del ghiaccio ha in molti casi aperto le reti stesse, lasciando i frutti scoperti e in buona parte ammaccati. La difesa attiva, insomma, non ha retto proprio nel momento in cui sarebbe servita.
L’appello di UCI
A lanciare l’allarme è UCI, Unione Coltivatori Italiani, associazione di rappresentanza nata nel 1966 e costituita legalmente nel gennaio 1974, che tutela coltivatori, aziende agricole e associazioni di produttori dialogando con le istituzioni nazionali ed europee. Dall’associazione arriva una richiesta duplice: da un lato un investimento strutturale su nuove tecnologie di difesa attiva, dall’altro un intervento urgente sul fronte assicurativo, perché molte imprese si troveranno a fronteggiare danni ingenti senza alcuna copertura. Resta un dato, più che un’opinione: la difesa costruita per il clima di ieri non basta più per quello di oggi.
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