Vicino Agrigento hanno bruciato ottanta viti con l’uva già quasi pronta da raccogliere e la causa più probabile non è il caldo ma la mano di qualcuno

Un incendio quasi certamente doloso ha devastato due vigneti e un uliveto lungo la statale 118, tra Agrigento e Raffadali, a poche settimane dalla vendemmia. È solo l’episodio più recente di un’estate che ha già bruciato oltre 66mila ettari in Italia, il triplo della media storica, con sospetti sempre più insistenti di interessi speculativi dietro molti roghi.

C’è un modo di raccontare la crisi del vino italiano che, in queste settimane, ha riempito questa rubrica: giacenze, dazi, margini, strategie di mercato. Ma in Sicilia, nei giorni scorsi, il settore ha dovuto fare i conti con una minaccia molto più elementare del mercato. Lungo la statale 118, tra Agrigento e Raffadali, un incendio di quasi certa origine dolosa, appiccato in più punti, ha distrutto due vigneti, circa ottanta piante di vite con l’uva ormai prossima alla raccolta, e oltre cinquanta ulivi in piena produzione. Non è un episodio isolato: è la fotografia più nitida di un’emergenza che sta bruciando contemporaneamente Puglia, Basilicata e Sicilia, con oltre 66mila ettari di boschi e terreni già percorsi dalle fiamme in questo 2026, più del triplo rispetto alla media degli ultimi vent’anni.

Il dato che dovrebbe preoccupare di più il settore è quello sulle cause: secondo Coldiretti, fino a sei incendi su dieci hanno origine dolosa. E a differenza di un raccolto perso per la siccità, che si conta e si supera in una stagione, la distruzione di un vigneto o di un uliveto pesa per anni, tra costi di reimpianto e mancato reddito futuro, come ha sottolineato in questi giorni Confagricoltura Sicilia, chiedendo alla Regione una ricognizione georeferenziata dei danni prima ancora di parlare di ristori.

Ed è qui che la vicenda smette di essere solo cronaca dell’emergenza estiva e torna a intrecciarsi con un tema che questa rubrica ha già raccontato a proposito della Val di Cornia: dietro alcuni di questi roghi, avverte Coldiretti, si nasconderebbero interessi speculativi legati al cambio di destinazione d’uso dei terreni o all’installazione di impianti fotovoltaici. È lo stesso conflitto tra transizione energetica e paesaggio agricolo osservato in Toscana attraverso gli espropri, ma qui la pressione non passa per una procedura amministrativa, passa per un accendino. Il risultato, in entrambi i casi, è identico: un pezzo di territorio vitivinicolo che smette di essere quello che era.

La risposta che Coldiretti propone, rafforzare prevenzione, controlli e il ruolo degli agricoltori come presidio del territorio, non è retorica di circostanza. È l’unica difesa concreta che un settore fondato sul paesaggio, dall’enoturismo alla denominazione d’origine, può opporre a un rischio che il clima rende ogni estate più semplice da innescare.

In breve sugli eventi: prosegue in tutta Italia Calici di Stelle fino al 16 agosto, con tappe questa sera anche alla Fattoria del Colle di Trequanda, in provincia di Siena.

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