Bruxelles pubblica i dati che dimostrano che promuovere il vino italiano all’estero funziona e nello stesso periodo valuta di tagliare i fondi che lo hanno reso possibile
Il nuovo Eurobarometro della Commissione europea, diffuso in questi giorni, certifica che i prodotti agroalimentari europei stanno guadagnando terreno nei mercati internazionali, con ampi margini di crescita ancora da sfruttare. Ma lo stesso esecutivo comunitario, secondo l’analisi di Nomisma, starebbe orientandosi a ridurre in modo significativo il budget dedicato proprio a quella promozione per il 2027.
I numeri dell’Eurobarometro Flash meritano di essere letti per intero, perché raccontano un risultato concreto, non una promessa. In undici mercati chiave extra-Ue, la quota di consumatori che dichiara di consumare almeno settimanalmente prodotti agroalimentari europei è salita dal 35% del 2021 al 40% del 2026, con punte del 58% negli Emirati Arabi Uniti e del 50% nel Regno Unito. Ancora più significativo è un altro dato: l’83% degli intervistati associa ai prodotti europei un’eccellente qualità, un rafforzamento netto rispetto a cinque anni fa. Per il vino italiano, che di questa reputazione vive più di quasi ogni altro comparto, è la prova che il lavoro di promozione istituzionale, spesso invisibile e poco raccontato, sta effettivamente producendo un ritorno misurabile.
Non è un caso che questi risultati arrivino dopo che la Commissione ha stanziato per il 2026 la cifra più alta mai destinata alla promozione dei prodotti agroalimentari europei, 205 milioni di euro complessivi, indirizzati proprio verso i mercati a maggiore potenziale di crescita, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Cina, Singapore e Nord America. Sono esattamente gli stessi mercati che questa rubrica ha citato più volte nelle ultime settimane come possibile via di diversificazione per un export italiano ancora troppo dipendente da un mercato statunitense diventato incerto.

Ed è qui che la vicenda smette di essere solo una buona notizia. Secondo l’analisi di Nomisma, durante il Comitato di gestione Ocm-Promozione dello scorso giugno, la Commissione ha espresso un orientamento verso una riduzione significativa delle risorse destinate al programma di lavoro 2027. Bruxelles, in altre parole, avrebbe in mano la prova migliore possibile che lo strumento funziona, e nello stesso momento ne discuterebbe il ridimensionamento. È lo stesso errore di prospettiva, applicato alla scala europea, che questa rubrica ha già osservato a livello nazionale: tagliare proprio quando i dati direbbero di investire di più.
Per le denominazioni italiane, molte delle quali hanno costruito negli anni le proprie campagne di promozione internazionale proprio attorno ai bandi europei cofinanziati con il marchio “Enjoy, it’s from Europe”, la posta in gioco non è astratta. Un ridimensionamento dei fondi 2027 significherebbe meno risorse per raccontare il vino italiano esattamente nei mercati in cui, secondo gli stessi dati diffusi da Bruxelles, il pubblico è più pronto che mai ad ascoltarlo.
